POESIE e FRASI (MOTOCICLISTICHE OVVIO!)
Questa
pagina è dedicata a tutti i romanticoni delle due ruote. Una raccolta delle piu'
belle frasi o poesie e perche no...anche cazzate
a sfondo motociclistico che ho trovato nel web.
QUANDO TI SENTI MOTOCICLISTA?
Da quando? Probabilmente ci sono nato così... perchè è da sempre che è
indissolubilmente legata alla mia vita... ma specialmente quando la mattina mi
vesto di tutto punto bello fresco e profumato e guardo la mia giacca tecnica che
sà tanto di strada, di smog, di km... e quando la metto... è come indossare una
seconda pelle... quando stò male o sono triste e abbasso la visiera chiudendo
tutto fuori perchè quello è il mio mondo, quello è il mio spazio.. solo mio...
Quando mi sorprendo a
ridere dopo una serie di curve prese in scioltezza, senza fatica e stò bene..
talmente bene che mi fermo, faccio inversione e le rifaccio.. e ancora.. e
ancora...
Quando salgo sullo
scooterino e d'istinto premo la leva del freno post e cerco il cambio con la
scarpa... e mi sento un cretino... ma dio che risate! ![]()
Quando a volte i
casini, le cose brutte mi spingono a saltare in sella e andare lontano.. e mi
ritrovo a piangere nel casco... fino a che qualcosa non scatta come una molla,
come un pezzo di ghiaccio che si spezza e m'incazzo... giro la moto e torno
indietro con una voglia di spaccare il mondo che levati...
Quando viaggio... e mi
fermo in un bar di un buco di paese che nemmeno esiste sulle cartine... ma fuori
c'è un'altra moto... entro e sono a casa...
Quando seguo i nuovi
motociclisti nei loro primi km... e non permetto a nessuno di superarmi.. perchè
ora tocca a loro godersi il primo assaggio di quella vita che non sarà più la
stessa...
Quando torno a casa,
dopo una giornata di curve, gas e tante risate... e i dico "Ok piccola, anche
oggi siamo tornati a casa"... e poi penso a chi a casa una volta non ci è più
tornato... e credo di vederli lì, sul codino... che ridono... ma che mi guardano
con aria severa perchè magari in un paio di punti ho esagerato... ma con un
sorrisetto nascosto che sembra dire "sei il solito fermone..." ![]()
Quando... apro il
garage e inspiro forte... mi volto e la vedo... vedo il sole nel mio garage...
...e anche quando, come
molti di voi, mi accorgo che i miei amici non motociclisti mi guardano e non
capiscono... specie quando andando fuori porta per una cena o una giretto mi
emoziono nel vedere una strada asfaltata di fresco e curvosa quanto basta e
chiedo "...dove siamo???" e loro rispondono "in mezzo al nulla, calmati che ci
vuole ancora una mezz'oretta per arrivare.. ma che t'è preso?"...
Quando come ora.. rileggo le vostre risposte e... mi ritrovo con i lucciconi
agli occhi.. e un sorriso che... non si può spiegare... no.. lo si può solo
vivere...
Topic di ICY - Z-italia
Qualche anno fa aspettavo un amico, dovevamo andare al cinema insieme... dopo il
solito quarto d'ora di ritardo mi chiama la donna.. mi chiede di lui... gli
rispondo che era in ritardo come al solito.. lei mi dice di un brutto incidente
su C.so Francia... gelo... c@zzo, non sarà lui... passano i minuti pesanti come
anni... lui non arriva.. panico.. salto direttamente (metaforicamente) dal
balcone alla moto e a testa bassa e pancia a terra volo sul viadotto... stanno
caricando la sua moto sul carro attrezzi... o meglio quello che rimaneva...
qualcuno aveva imboccato VOLONTARIAMENTE il viadotto contromano perchè aveva
sbagliato un uscita e doveva rientrare... lui passava in quel punto, in quel
secondo... nemmeno ha frenato.
Ha passato giorni a
lottare tra lo svegliarsi e il non svegliarsi più, qualcuno qui sà.. qualcuno
c'era... io ho semplicemente smesso di vivere la mia vita per essere lì ogni
giorno, ogni momento, ogni secondo...
Dopo giorni, operazioni
e mille altre complicazioni si è svegliato.. finalmente... e solo in quel
momento ho saputo che non avrebbe più camminato....
Credetemi, è stato come
se fosse successo a me... è strano da spiegare ma... è così...
A distanza di mesi fu
trasferito presso il centro medico specialistico del dott. Costa, passai a
trovarlo un WeekEnd... ci rimasi un mese... e per un mese cercai di capire come
si potesse vivere così... mi sono messo in quella situazione e mi sono messo in
sedia a rotelle anche io... volontariamente.. e volontariamente mi son messo a
vivere la stessa vita dei ragazzi (ahimè per lo più tutti giovani con incidenti
in moto, tuffi o lavoro) ricoverati in clinica. Non riuscivo a farmi una
ragione, a capire come lui o loro potessero avere ancora tanta voglia di vivere,
di giocare, di scherzare...
In quel mese è cambiato
tutto...
Ricordo una volta giù
in sala comune mentre guardavamo la motoGP (ancora le mitiche 500 2T)... e un
ragazzo che nemmeno poteva stare seduto si è messo a dire, ridendo, "ringrazia
che stò "momentaneamente fuori combattimento" sennò vedi come te la passavo la
legnata...
Ricordo le perculate
tra "Bipedi" e non... ricordo le corse tra i reparti, gli scherzi alle
infermiere, ai nuovi.. la grandissima capacita di autoironia... le gare di
impennata... i trenini attaccati giù per la discesa (e la macchina parcheggiata
che ho centrato in pieno)... ricordo una estate che dal nulla mi ha ricordato
cosa vuol dire avere VOGLIA DI VIVERE DAVVERO senza pensare al telefonino, alla
macchina, agli status symbol, alle cazzate...
Dopo qualche mese il ragazzo è tornato a Roma... tra noi, anche se non ci si
vede più tanto nulla è cambiato... e una sera... l'ho riportato a volare sul suo
sogno... l'ho portato in moto.. ok, forse è stato un gesto sconsiderato ma... io
credo che molti di voi possano capirmi e capirci vi posto il report:
Stasera, dopo
essere stato alla cena con i ragazzi di SV-Italia (e nn solo :batticuore:),
tornando a casa mi sono fermato a P.zza Euclide per far riposare un pochino gli
occhi... con il casco da cross senza visiera è un'impresa farsi tutta la tratta
Ariccia-Casa a velocità superiori agli 80km/h... e raccordo nemmeno a
parlarne...
Mi fermo e parcheggio
al solito posto... lo stesso da anni immemorabili... saluto la solita cricca di
gente e mi sparo un caffè...
Quando esco sento una
voce a me fin troppo familiare che mi dice: "ti dispiace se salgo un minuto
sulla tua moto?"... dove è la cosa strana? La voce è quella di uno dei miei più
cari amici... motociclista... praticante fino a 3 anni fa quando una maledetta
macchina guidata dal solito stronzo ha messo la parola fine alla sua carriera
motociclistica tentando di fare inversione su CORSO FRANCIA (strada a senso
unico tipo autostrada...) falciando Gianluca che stava transitando in quel
momento in sella alla sua SuperMotard... Schiena spezzata... addio gambe...
addio moto... addio vita (perchè un motociclista senza moto nn vive...
sopravvive passivamente)...
Lo carichiamo sopra a
braccia, sistemiamo le gambe sulle pedane, levo il bloccasterzo e gli occhi
diventano lucidi... "Non me la ricordavo così bella la vita da quissù..."...
groppo in gola x me... Cipo (il suo soprannome) è stato il mio "compagno di
pieghe" da quando ci siamo conosciuti (e ci siamo conosciuti rigorosamente in
strada, ovvio..)...
Accarezza il serbatoio
nerissimo di Erica... il suo sguardo è perso... è lontano... è tornato a quando
aveva 19anni... a quando la vita la cavalcava... a quando la sua incazzatissima
Husky 610Smt faceva da "ombra" a BimbaCattiva...
Clik... il contagiri
esegue il primo giro del Chek motore... il secondo... la pompa della benzina
ronza, carica e mette in pressione il circuito... "Accendimi, come una volta"...
è ciò che Erica pare sussurrare a Cipo... lui mi guarda.. in silenzio ed io,
sempre in silenzio, annuisco... le parole tra noi nn sono mai servite...
Paolo e Giovanni hanno
già capito e si schierano uno in coda... uno al lato... e io all'altro lato...
solleviamo Erica dal cavalletto, prima dentro e via a passo d'uomo... sorretto
tra tre angeli custodi che ricordano ad un quarto angelo che ha perso le sue ali
come si vola...
Due giri della piazza,
lentissimi... le mani di Cipo che stringono i semimanubri della mia piccola...
la frizione che slitta dolce accompagnado un sorriso ch'è rimasto celato dietro
le lacrime per tre lunghissimi anni.. anche Erica ha capito e canta bassa,
dolcissima come non ha mai fatto... il primo che mi viene a dire che le moto nn
hanno un'anima....................
Torniamo al punto di
partenza, e lì l'idea folle... "Andiamo a fare un giro Cipo?" non sò come mi sia
saltata in testa una assurdità del genere.. ma la risposta che ne ho ricevuto da
Cipo rende l'assurdo una cosa normalissima... "Ho il mio casco in macchina (lo
stesso del suo incidente), è sempre con me... se me lo prendi andiamo..."...
Lo carichiamo sul
sellino posteriore, io monto in sella, lui si sistema e cerchiamo di fissare le
gambe nella maniera più stabile possibile... caschi in testa e via..
pianissimo... cazzo, erano TRE anni... TRE maledetti anni che non vedevo
Gianluca così felice.. 20minuti... una 10ina di Km scarsi e giriamo per
ritornare in piazza ove ci aspettavano Paolo e Giovanni.. più contenti che
preoccupati... "Mario, per favore, riportami lì, quella curva io la voglio
finire... riportami ove ho smesso di vivere... ho voglia di rinascere..."...
silenzio... abortisco la curva e tiro dritto... "Ok, andiamo"! 3a dentro ed
Erica comincia ad Urlare... e Cipo anche... schiacciati come siamo dalla forza
centrifuga piombiamo in quella curva come due fachi in picchiata nel buio.. lo
sò.. nn avrei dovuto correre, in fondo dovevamo solo fare una passeggiata ma...
ma sai che c'è? vaffanculo! Sento l'asfalto che scorre e saetta a pochi metri da
noi... sento la velocità che cresce.. sento Cipo che mi strige sempre più forte,
le mie gambe sulle sue per tenerle sulle pedane e in un attimo usciamo da quella
maledetta curva come missili anche se il tempo pare fermarsi e cominciare a
scorrere a ritroso.. tre anni scompaiono in un lampo... siamo sempre noi, i due
Amici silenziosi capaci di parlarsi a sguardi... che lasciavano lunghissime
strisce nere sull'asfalto... che ci siamo raccolti a vicenda talmente tante
volte da perderne il conto... Vaffanculo vita di merda, siamo più forti noi!!!!
Arriviamo in fondo, mi
fermo per risistemargli le gambe e torniamo in piazza...
Mi fermo, scendo da
Erica e lui scivola al posto di guida... si accascia sul serbatoio... lo
abbraccia... si leva il casco e lo lascia cadere a terra... lacrime rigano il
suo volto.. è felice.. cazzo, lo sono anche io... come poche volte nella mia
vita... è possibile, Cipo può tornare in sella! Erano TRE stracazzo di anni che
me lo domandavo.. ogni volta che lo vedevo.. e che vedevo il suo sguardo
accarezzare Erica in silenzio morendo, ogni volta, dentro...
"Andiamo a fare
colazione?" perchè no? Giovanni si avvicina con la sedia a rotelle... si prepara
ad aiutarlo a smontare di sella... "No, viene con me..." Mi sono accorto di aver
pronunciato queste parole solo dopo averlo fatto... e avevo già il casco di Cipo
in mano...
Silenzio... "Andiamo
Mario... portami in cielo..." e via...
C.so Francia, Flaminia,
P.te Milvio, lo Stadio Olimpico con il suo currvone appena accennato, P.zzale
Clodio e stop per rimettere le gambe apposto che erano scivolate giù... alzo lo
sguardo... La Panoramica si stagliava nel buio... quante volte ci siamo rincorsi
per quelle curve Cipo.. quante volte? "aspettateci al bar ragazzi.. arriviamo...
giusto il tempo di fare una cosa..." e via... 3a dentro e pennelliamo le curve
che ci anno visto strappare l'asfalto troppe volte... questa volta ho le lacrime
anche io... è un sogno... Curva a destra, accelerazione, frenata, curvone a
sinistra, okkio che è bastardo, è scivoloso... Erica si muove, ringhia con i
suoi occhi che tagliano la notte... accelerazione, staccata, curva a destra,
accelerazione, curvone a destra da raccordare, uscita, accelerazione staccata e
dentro nelle ultime due da raccordare e semaforo... controlla che sia ancora
nella giusta posizione in sella, giro la moto e torniamo giù.. piano questa
volta... tra noi un silenzio carico di parole... P.zzale Clodio appare davanti a
noi e giriamo a destra verso il P.zz Pio IX (o XII? Boh, nn me lo ricordo
mai...) arriviamo al bar... Paolo e Giovanni ci aspettano con "le gambe" di Cipo
già pronte... lo aiutano a scendere sulla sedia a rotelle... la gente fuori dal
bar si ammutolisce... Cipo si leva il casco... "Grazie... stasera mi hai
regalato la voglia di tornare a vivere..." non rispondo... ci guardiamo... ci
siamo già detti tutto...
Colazione, saluti e
riparto verso casa... ho la testa piena di immagini, pensieri, ricordi... mi
domando se non ho esagerato questa volta nella mia (nostra) pazzia... la moto è
pericolosa, lo sappiamo tutti e Gianluca, se fosse successo qualcosa di brutto,
avrebbe rischiato davvero grosso... ma poi rivedo i suoi occhi davanti ai
miei... gli stessi che mi chiedono di salire su Erica un momento.. un momento
soltanto per ricordarsi come si vive a cavallo di quel sogno... occhi tristi...
e rivedo gli stessi occhi dopo il giro... lì.. al bar... appena sceso da
Erica... occhi vivi, scintillanti che fanno da contorno ad un sorriso che nn ho
mai scordato.. che spuntava da sotto il casco quando ci fermavamo per aspettare
gli altri che, come sempre, rimanevano indietro...
Gli stessi occhi che ha qui...

...e allora vaffanculo...
la vita è una... che valga la pena viverla... sempre...
Motociclisti... strana,
meravigliosa gente...
Forse da qualche parte,
in cielo, gli Angeli hanno le ali... qui, sulla terra... viaggiano su due ruote
e amano guardare la vita planando bassi e veloci...
|
Guardate che il grande...e il pazzo è Cipo... non io
(almeno non a questo giro...
|
é
notte ancora.Fa freddo.
Però è estate.
Però sono le cinque e
mezza di mattina.
Dal mio primo giorno di
vacanza.
Dopo tante ore spese a
guardare il tempo del
sonno scorrer via.
E sono in garage
adesso.Che ti guardo.
Che guardo tutti i
bagagli stesi a terra.
Tutte le cose che
vorrei caricarti addosso.
Per
partire,finalmente,in questo primo giorno di
libertà.
Per partire alfine per
la nostra prima estate
assieme.
Ma sei così smilza.Con
quella stellina striminzita.
Dove la caccio tutta
stà roba.
Accucciato per terra
rovisto tra le cose.
Lascierò a casa la
lattina dell'olio.
Il materassino
gonfiabile.E la pompa per
gonfiarlo.
Di costumi da bagno ne
basta certamente uno:
E le magliette le
porterò nere
così puzzeranno
uguale,ma si sporcheranno
di meno.
O così sembrerà.
La tuta antiacqua
d'estate serve a niente e porta
anche sfiga.
-come pure la
bomboletta x i buchi.
Penso.Rismonto tutta la
borsa.
E poi ricomincio.
Blue jeans,scarpe da
tennis,la vecchia giacca
bisunta,
due magliette,il
costume e lo spazzolino.
La barba la faccio
quando torno.
é tutto.
Sulla forcella lego il
barilozzo di cuoio col
necessario
per rifare le bielle se
dovesse capitare.
Lascio a casa la morsa
e il trapano a colonna.
Ecco.
La serranda è chiusa
alle mie spalle.
Sono seduto su stà cosa
nera,bassa,che mi
piace tanto.
Chiudo gli occhi un
momento.E penso.
Al caldo delle giornate
distese davanti.
A strade sconosciute
che porteranno dove
nessuno aspetterà.
Guardo verso l'alto.
Le finestre dei palazzi
sono coscienziosamente
chiuse.
Sono partiti tutti.
L'avviamento elettrico
si impunta per un attimo.
Poi la strada si
riempie del suono prepotente di
'stò motorone preparato
che gira al minimo
sfiammando dallo scarico.
Accendo il piccolo faro
anteriore che illumina
tremila
chilometri di asfalto
che aspettano me soltanto.
Un'altra estate stà cominciando.
Le poesie di Carlo Talamo
Io lo vedo dalle ombre
della ruggine.
Dal brillare che manca
da troppo tempo.
Lo vedo da tutto il
nero che sta, sempre più nero,
sotto al tuo motore.
Io lo vedo che
invecchi.
Vedo l'olio che
abbraccia lievemente tutto il lucido che avevi.
Sento che ogni tanto
sei stanca. Come me.
Una ruga, un filo di
grasso che ieri non c'era.
Forse un pensiero. Che
ieri era dolce ed oggi è come temporale.
Non c'entrano gli anni.
Non c'entra la fatica.
C'entra quello che
abbiamo visto.
Il male che ci hanno
fatto.
Ma il sole torna
sempre.
E delle volte ti vedo
bambina.
Ti vedo come quel
giorno, quando nascesti nella mia vita.
Con i raggi che
brillavano nel sole.
-------------------------
La vernice che scottava
e toccarla era un piacere.
Il motore incerto e
pigro nei primi chilometri.
Ne è passato di tempo e
di strada.
Ne abbiamo visto di
mondo.
Ne abbiamo avuto di
freddo.
E abbiamo riso.
E una volta ti ho
spinta per sei chilometri.
E però ci siamo
divertiti.
E le rughe non le sento
più.
E quel fumo leggero che
vien fuori dagli scarichi è senz'altro allegria.
Non può essere olio.
Ma poi ti guardo nel
tappo e capisco che hai sete.
Ho sete anch'io e siamo
in un bar.
Io dentro che bevo e tu
fuori che stai lì.
C'è una ragazza bionda
che mi parla.
Io intanto bevo.
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E lei dice che mi
conosce.
E io penso che ho sete.
E lei dice cosa fai
dopo.
E tu stai lì.
E forse fa freddo.
E più tardi torneremo a
casa assieme.
E guiderai tu.
Piano, pianino, con
quel suonaccio irriverente che fai tu.
E la notte sarà più
calda.
Abitata dagli scoppi
che si perdono chissà dove
E dormiremo poi.
Nel mio letto io.
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Era nera.
Come una locomotiva.
E profumava d'olio.
Di chilometri.
Il calore che emanava
lo potevi sentire a dieci passi.
Fango e sporco
testimoniavano di strade lontane.
Io avevo otto anni.
quella motocicletta, sola nel caldo
di un pomeriggio di
tanto tempo fa, quella motocicletta
io non posso
dimenticarla.
La pelle delle vecchie
borse doveva aver visto temporali,
vento e lunghe giornate
di sole.
Vivevo allora in un
paesino del sud dell'Italia.
Motociclette ce n'erano
poche.
Di una Parilla mi
ricordo. E di una Guzzi. Rossa.
La vecchia motocicletta
straniera che odorava di territori
lontanissimi riempiva
la piazza.
Ed i miei occhi di
bambino.
Forza. Nei suoi grandi
cilindri rigati d'olio.
Solitudine. Nella sella
di cuoio che non poteva ospitare passeggeri.
Qualcuno, dietro di me,
mormorò un nome. Con rispetto mi sembrò.
Io non lo sapevo
allora, ma quel nome avrebbe accompagnato la mia vita.
È con me da tanto
tempo.
Mi vive accanto.
Fortemente.
Era l'estate del '59.
In Calabria.
Era una
Harley-Davidson.
Aveva attraversato
l'oceano.
E probabilmente la
guerra.
Un uomo traversò la
piazza.
Forse mi sorrise.
E quando la polvere si
dissolse dietro al profondo suono di quel vecchio motore,
poche macchie d'olio
sulla terra ricordavano dolcemente il suo passaggio.
Un caldo odore di
benzina mi circondò per un attimo.
-------------------------------------
C'è una strada.
Questa strada sta da
qualche parte.
C'era luce, fino a poco
tempo fa.
Ma ora è notte.
Piove.
Sulla strada, nessuno.
Forse, per molto tempo
ancora, non passerà nessuno.
Accanto alla strada,
sta una motocicletta.
Immobile.
La vernice è opaca di
chilometri.
Lucida di pioggia.
La scena è vuota.
Oppure sembra.
Perché, a ben vedere,
c'è un uomo.
Quest'uomo sta seduto
sotto ad un albero, poco più in là.
E' tranquillo.
Quietamente beve
qualcosa da un recipiente.
Potrebbe essere caffè.
Potrebbe essere birra.
Forse è soltanto un
gesto.
L'uomo guarda la
motocicletta.
Con gli occhi accarezza
le ruote consumate, il motore, la parte scura dei grandi tubi di scarico.
La pioggia, poggiandosi
sul metallo caldo, frigge dolcemente nel silenzio.
L'uomo si muove, ma
impercettibilmente.
Forse, se potesse,
toccherebbe quella vecchia motocicletta stanca.
Ma tra la sua mano e
lei c'è il bosco.
E la quiete infinita di
una notte d'inverno.
Nella vita dell'uomo e
della motocicletta, ci sono state giornate di sole.
Molti chilometri, e
odori forti di olio e di velocità.
E c'è stato un tempo
colorato, quando le ragazze si fermavano a guardare.
A parlare.
Gli occhi dell'uomo,
adesso, sono chiusi.
Delle ore, o magari
molti anni, sono passati.
Adesso è notte.
Fa più freddo.
La strada è vuota.
In lontananza,
assorbito dal bosco ma scandito nel freddo, si fa più lieve il suono di un
rumore.
Da qualche parte sta
una città.
E l'allegria.
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Non desideravo molto,
dalla vita.
Soltanto morire un pò
meno scemo di come ero nato.
Un traguardo non troppo
impegnativo.
Mi sono sforzato in
questi ormai troppi anni.
Ho cercato di crescere.
Di sviluppare delle
qualità minime.
Ho tentato tutto per
evolvermi, modificarmi.
Ho letto libri ed ho
viaggiato tanto.
Mi sono interrogato e
ho interrogato gli altri.
Qualche volta, un pò di
blu sull´orizzonte mi ha dato la speranza.
Ma poi, ma poi mi
osservo meglio, guardo più profondamente in quel che sono e la verità torna a
vincere sulla menzogna.
Non sono Cambiato.
Nulla è cambiato.
Morirò scemo così come
sono nato.
Avevo due anni e
correvo per la casa come una Formula Uno ubriaca urlando il rumore del motore e
facendo il verso delle gomme che fischiavano quando giravo l´angolo del
corridoio.
Avevo otto anni e
dormivo con la bicicletta nel letto e la collezione di Dinky Toys sotto il
cuscino.
A quattordici anni la
scia d´olio che andava dalla porta di ingresso alla porta di camera mia faceva
scoprire immediatamente a mia madre dove stava nascosto il motore dell´Italjet.
E adesso che a vele
spiegate volo verso i miei quarant´anni, adesso capisco che nulla è cambiato.
Gioco come allora.
Con le stesse cose che
mi appassionavano allora.
Ero più piccolo ed
erano più piccoli i miei giochi.
Ecco, non sono
cambiato.
Nè migliorato.
E forse è peggio di
così: una volta per un compleanno, per Natale o per un dentino perso piovevano
regali.
Adesso anche se
appoggiassi tutta la dentiera sul balcone nessun topolino pagherebbe le rate
dell´ultimo gioco.
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C´e una linea precisa.
Cosi´ netta.
Che divide la citta´
dal Mondo.
Questa linea non ha un
nome.
Nessuno l´ha disegnata
mai.
Nessuno puo´ vederla.
Chi sta dentro
un´automobile non puo´ conoscerla.
E io pero´ la conosco
bene.
E la riconosco.
Tutte le volte che vado
piu´ in la´.
Quando, con la moto,
lascio la citta´
di notte per andare a
vedere cosa c´e´ oltre.
E l´aria si fa piu´
fredda.
Umida.
E appaiono i profumi.
Profumi che non so dire, che attraversano l´universo davanti al mio naso.
E mi avvolgono in un
mondo piu´ tranquillo.
Nel quale entro sereno,
guidato dalla luce innocente del mio piccolo faro.
La linea adesso e´
lontana.
I chilometri si
arrotolano pigramente nell´orologione illuminato appena.
La lancetta si muove,
oscilla ed indica una velocita´ come indecisa.
Ma fuori dalla linea la
velocita´ non conta piu´. Nessuno ha fretta.
Nessuno aspetta.
Con gli
occhi,distrattamente,seguo un pensiero.
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Succede così.
Succede molto spesso.
Che il mondo diventi
scuro.
E le giornate di ferro.
Io me ne frego.
Io c'ho la moto.
Che è bassa.
Con le cromature.
Nerissima.
Che con le vibrazioni
ci sposto la dentiera a quella del quarto piano.
Io con la mia moto ci
vado a spasso.
Da solo.
Non guardo nessuno.
Soltanto quello che stà
oltre la strada.
Mi piaccion le pecore.
E molto le galline.
I contadini nei campi.
E se vedo le margherite
tiro su forte col naso.
Spesso non sento nulla.
A volte mi aspiro un
moscerino.
Quando ci son le curve
guardo l'asfalto e le sue buche.
Il suo colore.
E quando piove tiro due
bestemmie e poi penso che non importa.
E dopo sull'autostrada
mentre me ne torno a casa,mi allungo sulla sella e godo il suono di sto motorone
che gira basso.
E spinge forte,come
quando mio padre mi prendeva a calci.
Il mondo è dolce
stasera.
La vita è bella
stasera.
La città la attraverso
a zigozago per fare più lunga la strada del ritorno.
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Ma c'è ancora un pò
d'amore.
Un pò di quel caldo
ricordo di pomeriggi passati
ad ascoltare il battito
di un motore.
E' rimasto un lieve
attimo che ancora scalda il cuore
con un dolce profumo
d'olio.
Un brivido
sottile,agitato appena
da una vibrazione.
Un suono cupo che
scuote e non disturba.
Qualcosa c'è ancora di
quelle domeniche spese
a guardare l'asfalto
scorrere lento
sotto le ruote.
Un pò di passione è
rimasta ancora
in questo mondo
di motori senz'anima e
senza carburatori,
con più valvole che
centimetri cubici.
Qualcosa,oh si qualcosa
è rimasto e stà di casa qui da noi.
In questa Factory fatta
da gente
che con i motori vive.
Come tanto tempo fà.
Quando le cose si
facevano con orgoglio.
Quando ci si sentiva
bene.
Quando era molto bello
giocare con testate
e marmitte e gente che
amava tutto questo.
C'è ancora questa gente
e ci sono ancora questi motori.
Gente con il cuore e la
passione.
E motori con pistoni da
camion
e valvole che si
schiudono spinte fortemente
da bilanceri che
accompagnano la storia
del bicilindrico più
vecchio del mondo.
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Forse è un incantesimo.
Forse m'hanno fatto la
fattura.
Forse devo andare dal
medico.
Forse lo trovo bravo.Il
medico.
Forse mi guarisce.
Forse torno ad
apprezzare la vita.
Forse capisco
finalmente che il mondo corre avanti.
Forse scopro che non ci
si può rintanare tra le braccia di tre quintali
di ferro e saldature.
Forse mi evolvo e mi
intelligentisco un poco.
Forse lo faccio per
davvero.
Forse lo faccio già
domani.
Forse,invece me ne
frego.
E continuo così.
A scuotere il culo su
stò telaio senza sospensioni.
A godere di quanto sei
nera.
A sbattermene di quelli
che ti prendono in giro.
Che prendono in giro
anche mè.
Continuerò a parlarti
aspettando le tue risposte.
E continuerò a dirlo
sapendo che nessuno mi crede.
Me ne fregherò di
sembrare scemo o furbo.
E' il momento di essere
chiari.Come sei chiara tu.
Credo sia il momento di
tirare fuori quel che si è.
Anche se non piace.
Anche se convince solo
pochi.
Me ne frego.
Me ne frego del
target,delle masse, dei numeri,dei "pezzi" da vendere.
Io sono stupido.
Continuo a chiamarle
persone.Continuo a chiamarle Motociclette.
Perchè a me le persone
piacciono.
Perchè a me le
motociclette piacciono.
Come mi piaci tu.Che
sei così nera.
Che t'ho raccattata da
sotto un camion tutta pesta dopo un incidente.
E non t'ho buttata
via.Non t'ho venduta a pezzi.E non ti vendo
neanche adesso.
Sto assieme a te.
Me ne vado in giro per
i viali di periferia quando fa buio.
E guardo i palazzoni
con le finestre illuminate.
E sento le buche di
questa città.
E penso che c'è
qualcuno che crede in quel che dico.
E penso che mi sento
meno solo.
Eppoi smetto di pensare
perchè è tardi.
Fa freddo.
Sono in riserva.
L'inverno è cominciato.
Domani ti scalderò più
a lungo prima di uscire.
-------------------------------------
A volte i ricordi
scolorano nella mente.
Sarà il tempo che è
passato.
Sarà un pò di
malinconia che m'accompagna.
Chiudo gli occhi più
forte e penso a te.
Rossa.
Eri rossa.
Con quel cilindro
sabbiato.
E il tubozzo di scarico
corto e cromato.
Una emozione che non
tornerà.
Il mio primo giorno con
te quando avevo pochi anni.
Le valvole che
picchiettavano.
E gli scoppi innocenti
del tuo pistone.
Come un cucciolo che
abbaia.
Quattro tempi
avevi.Proprio come le moto vere.
Ed io mi svegliavo la
notte e correvo nella
rimessa a vedere che
fossi sempre lì.
Avevo paura per te.
Avevo paura di tutto.
Ma quando correvamo
verso il fiume,
sulle curve della
statale,
mi sentivo grande.
Io non avevo più paura.
Il contachilometri
segnava gli ottanta.
Le tue ruotine sottili
giravano.
Velocissime.
I raggi brillavano
nella luce.
E come era bello.
E come stavamo bene
insieme.
Per ore a guardare il
fiume che scorreva calmo.
E la vernice si
scaldava al sole del tramonto.
La luce debole del tuo
piccolo fanale illuminava
l'asfalto della notte.
Tornavamo a casa
dolcemente.
Io ti pulivo un pò,prima
di lasciarti sul cavalletto.
Con un sospiro chiedevo
che venisse presto domani.
-------------------------------------
Quest'estate ce ne
andiamo via.
Io e Te.
motorona mia.
Se ti dovessi dire
quanti pezzi stanno dentro sto motore.
Non te lo saprei dire.
Ti posso dire quanti
ombrelloni ci sono sulla spiaggia.
Quanta gente felice
comprerà il gelato.
Oggi ho fatto mille
chilometri.
C'erano un milione di
cartelli.
Non ne ricordo uno.
Vibravo troppo per
vederli.
Ci sarà una strada.
L'asfalto come
cartavetra.
Se il sole s'abbassa
laggiù,stringo forte il motore tra i piedi.
E c'ho più caldo.
Ad ogni incrocio ho
girato verso il mare.
E adesso è tutto blù.
Qualche volta mi serve
di star solo.
Più lontano sulla costa
ci sono luci.
Tremano al vento.
Se ci sono le campane
non le ho sentite.
Tutti i vizi del mondo
stanno in un fiasco di vino.
In tutto sto ferro che
mi porto dietro.
Oggi me ne vado via.
Non torno più.
A cent'allora.
O poco su..
Forse fa freddo e forse
manchi tu.
Stò nascosto dietro a
questo vino.
E il mondo mi sembra
molto buono.
Il suono che sento
viene da lontano.
Molto rumore e molto
vento.
Molta gente e tanta
compagnia.
Una chitarra suona
nella testa.
Un sacco di stelle
parlano a me.
Ma che m'importa se sei
cattiva.
Un lampo attraversa il
cielo.
Forse domani non
pioverà.
Aspettami qui che
adesso dormo.
Aspettami forte.
Domani andiamo via.
-------------------------------------
Molto spazio.
Molto freddo.
Molto bello.
Forse perchè è inverno.
perchè in giro c'è
nessuno.
perchè la luna non è
mai stata così chiara.
E il freddo così
pulito.
La strada che scavalca
le montagne specchia in modo innaturale
il bianco della neve
che mi tiene compagnia.
Vado.
Vado in giro di notte.
Scappo da una città che
fa troppo rumore.
Posti affollati dove mi
sento straniero.
Scappo solo.
Assieme agli scoppi del
motore.
Che stanotte paiono più
nitidi.
Ancora più dolci.
Nel ghiaccio di
solitudine che circonda la valle stò al caldo.
E sereno.
Finalmente.
Le mani perdute nel
profondo dei buffi coprimani pelosi.
La pancia coperta da
cento chili di lana.
Penso che mi piace
tanto.
Penso che vorrei avere
più tempo.
E mano gente che spinge
e grida.
La faccia brucia e gli
occhi si difendono con qualche lacrima chiara.
che va a perdersi
chissadove.
I tornanti della strada
hanno il fondo di lucide pietre scivolose.
Lontano,lucine che
brillano,indicano un posto piccolino
dove la gente stà
dormendo.
Sogno che tutta l'aria
del mondo sia così brillante.
Sogno che persone
limpide e forti tornino a vivere
nella citta dalla quale
sempre più spesso vado via.
Sogno di incontrare
occhi scuri e amici.
Sogno di vivere un
tempo tranquillo.
E il suono di questo
vecchio motore.
Sogno una notte come
stanotte.
-------------------------------------
Ogni tanto entri in
quella parte di mondo che io sto guardando.
E tutto s'accende.
Di luce,di brillare,di
voce che avvolge.
Ed ogni volta mi dico
che sei soltanto una motocicletta.
Come te n'ho viste
tante.
Che cento anni assieme
a te dovrebbero avermi stancato.
Od almeno abituato.
E però non riesco.
Mi distraggo dal resto
della scena ed i miei occhi stanno su dite.
Che sei lì.Fredda e
distante per chi non sà guardare.
Calda e vibrante per
chi ti conosce così bene.
Per chi se ne frega che
capiscano anche gli altri.
Che di te parlano
male.Che di notte ti sognano.
Tu sei così tranquilla.
Forse saranno sti
novant'anni che c'hai.
Forse perchè ne hai
viste tante.
Forse che hai capito
che t'arrangerai a vivere e sarai
ancora qui quando tutti
quelli che ridono di te se ne saranno andati.
Mah.Io ti voglio bene
così come sei.
Non vivo per te.Vivo
con te.
Da tanto tempo,sono
abituato ai tuoi difetti e ai tuoi capricci.
Da cent'anni sopporto
gli scherzi e la malattie
immaginarie che tanto
inquietano chi non ti conosce.
Sto qui.Sto con te.Me
ne vado a spasso con te.
Traffico con tutti quei
pezzi che hai.
E mi diverto.E vibro. E
vivo.
-------------------------------------
Ci sono vicoli.
intricati.Oscuri.
Forse con l'asfalto
rovinato da milioni di ruote.
E passi
frettolosi.Spaventati.
Ci sono vicoli bui che
esplodono su vie modernissime.
Acciao.
Giganteschi tubi
metallici che trasportano aria da un cielo infuocato.
giù,giù in un mondo
misterioso dove non c'è luce.
Ma un buio senza fine.
Ci sono spazi immensi.
Cromature e tagli di
sole violento.
Un calore immane copre
questa città di ferro.
Un disperato,ordinato
sistema di vita.
Che di vita si tratta.
Un rombo profondo sale
da non so dove.
Come una voce.Come un
terremoto..Come paura.
Sento un mondo incerto
vibrare da distanze lontanissime.
Forse non c'è futuro
qui giù.
Ma c'è qualcosa che non
muore.
Un fiume d'olio denso
attraversa in un attimo il cuore della città.
Avvolgendo il metallo e
le sue grida.
C'è silenzio intorno
adesso.Quiete.
E benzina.
Scoppi sordi.Contenuti
appena da mura generose.
Forse c'è follia.E
ribellione.
Perso d'amore giro
questa città di metallo.
Fuori dal tempo.
Vecchia.
Così bella.
Nel labirinto di tubi e
cilindri e pazzia cerco un senso.
Vorrei vedere.
Capire.
Perchè ho trovato
amore,una vita,
milioni di persone
smarrite in questo motore.
Che pare una città.
Che senz'altro lo è.
Potrei uscirne.Ma non
voglio.
-------------------------------------
Oh per Giove!
Una sera di queste,ci
scommetto,comincerà a parlare.
Non sò perchè ma sento
che sarà così.
Che devo dire,forse
perchè quando la posteggio mi pare che col faro
segue i miei movimenti.
Sarà che quando si
raffredda scricchiola come un veccio pavimento
di assi minato dai
tarli. O più semplicemente perchè sulla sua sella
c'ho lasciato tanto
culo.
Forse siamo una cosa
sola.
Forse siamo tanto soli.
Eppure quando andiamo a
spasso lei grugnisce e starnuta,
vibra e si contorce,a
me pare che voglia dirmi qualcosa.
O magari è soltanto
carburazione.
Ed io sono scemo.Come
quei padri un pò rimbecilliti davanti al
marmocchio che mugola
versi squilibrati e loro col sorriso da ebete:Hai sentito?hai sentito ha detto
che mi vuole tanto bene,che carino,che carino,il mio picciiiino.."
Beh,forse sono anch'io
così.
Ma non sono
rimbecillito,devo essere stato sempre imbecille perchè da mille anni sono su
questi vecchi motori e da sempre ho saputo che un giorno,uno di loro,avrebbe
cominciato a parlare.
Dapprima piccole
frasi.."buono l'olio oggi" e poi sempre più sciolto e padrone della parola:"Come
và?Dove andiamo oggi?Hai intenzione di portarmi su quella strada piena di curve
e buche a fare il cretino coi miei freni e la mia frizione?"E ancora.."Stà
attento pezzo d'idiota..non vedi che non azzecchi una marcia giusta?".
Beh..forse sarebbe
meglio continuare tutto come ora.Con me che ti guardo proprio nel fanale e
aspetto che tu parli e tu che te ne stai sul cavalletto zitta zitta protestando
soltanto con qualche cigolio quando ti fuorigiro durante un sorpasso inutile.
Si, penso che sia
meglio così.
Le motociclette in
fondo sono solo motociclette.Ed io lo so.Però stasera faceva freddo in garage ed
io t'ho coperta bene bene perchè tu stessi calda.E quando ho chiuso la luce t'ho
detto buonanotte.
-------------------------------------
A te ti avevo già
vista.
Correvi su strade
polverose.
Con la gente assiepata
attorno.
Facce ingenue e
tant'allegrezza.
Strade di un'Italia che
non c'è più.
Facce che fatico a
trovare ancora.
Ci morivo accanto a te.
Specchiavo la mia
faccia di bambino in cromature
che parevano accecarmi.
M'incantavo al suono
calmo e onesto del tuo motore.
Io non lo sapevo che
avevi gli alberi in testa.
Io ti volevo bene
così.Senza quasi conoscerti.
Spargevi olio
dappertutto e la gente diceva
che era normale,che era
così.
Quel sapore caldo di
vernice e freni ammazzati di fatica.
mi avvolgeva come un
abbraccio amico.
Mio padre non
capiva,mia madre sorrideva.
Io correvo a piedi nudi
sulla strada che
andava alla montagna
per vedere i corridori.
La strada era vuota,poi
come un terremoto e la gente
si scostava
impaurita:un corridore appariva sulla curva
con gli occhi nascosti
dietro lenti annerite dai chilometri.
Chissà quante belle
motociclette ho visto passare
sulla piccola stradina
accanto al paese.
Ma oggi qualcuna di voi
è qui.In questa bella giornata di festa.
Su questa bella pista
d'asfalto.
In questo mondo di oggi
che vi ha messo in disparte.
Che ha preteso da voi
regole e fanali.Frecce e silenziatori.
E voi,io lo so,non
potevate piegarvi.
Chissà dove avete
vissuto per tutto questo tempo.
Forse in un garage a
sentir la vita correre lontana.
Ma oggi siete qui.E
mamma mia che belle che siete.
Profumate e
cromate.Verniciate.
Ah,e non siete qui in
patetica mostra per un mondo che ride di voi.
Ah no,io vi vedo
correre e frenare.Qualche volta saltare sui cordoli
e qualche volta tirare
dritto con i freni esausti.
Epperò vi vedo
fiere.Lucenti.
Vi vedo ringhiare e
scoppiettare.Mostrare allegria e velocità.
Che bella giornata
passata con voi.
Io vi voglio tanto
bene.
Perchè fate fatica per
stare in questo mondo di gente tutta uguale.
Perchè i vostri vecchi
motori vibrano,parlano e si ribellano.
E voglio bene alle
facce che vi accompagnano.
Che sembrano facce che
non ci sono più.Entusiasmo e ingenuità.
-------------------------------------
Cominciai a parlare che
avevo tre anni.
Beh,si,un pò in
ritardo.
E non dissi" mamma".
"Bruuummm"dissi.
Allora chiamarono il
medico.
Mia madre pianse.
Mio padre pensò che ero
scemo.
Forse me lo disse.E ci
accompagnò due sberle.
A me importava poco di
parlare.
Mi piacevano i motori.
Abitavo in campagna.
E mi piaceva il
trattore,un Ford azzurro,che era vecchio vecchio
e faceva pum pum pum
pum quando andava.
A me venivano i
brividi.
Ci sono cresciuto coi
motori nel cuore.
E più sono grandi,più
sono forti,più gli voglio bene.
Al tempo della scuola
non studiavo.Disegnavo però.
Cilindri,carburatori e
marmitte strampalate.
Mio padre era ormai
sicuro che ero scemo.
"Non farai mai niente
nella vita" mi diceva.
E mi ammollava un paio
di sberloni che servivano secondo lui,
a liberare il
meccanismo inceppato della mia idiozia.
Io me ne fregavo.
Ogni giorno di più mi
appassionavo
all'odore d'olio della
vicina autorimessa.
Tanti motori mi hanno
fatto vibrare le ossa.
Io li ho amati.E
smontati.E maledetti.
E ho continuato.
E continuo oggi.
Che vivo insieme al più
vecchio motore motociclistico del mondo.
Vivo nel profumo di
pistoni grandi come fiaschi.
Mi incanto al suono di
valvole che paiono tegami.
Mio padre pensa sempre
che sono scemo ma non mi rifila più ceffoni.
Perchè abitiamo
lontani.
Adesso stò a Milano
In questa factory che
da sei anni importa,vende,modifica
e aggiusta le
Harley-Davidson in Italia.
Stò a Milano.
E gioco tutti i giorni.
Ma non faccio più
Bruuumm..
Non ad alta voce per lo
meno.
-------------------------------------
A volte i ricordi
scolorano nella mente.
Sarà il tempo che è
passato.
Sarà un pò di
malinconia che m'accompagna.
Chiudo gli occhi più
forte e penso a te.
Rossa.
Eri rossa.
Con quel cilindro
sabbiato.
E il tubozzo di scarico
corto e cromato.
Una emozione che non
tornerà.
Il mio primo giorno con
te quando avevo pochi anni.
Le valvole che
picchiettavano.
E gli scoppi innocenti
del tuo pistone.
Come un cucciolo che
abbaia.
Quattro tempi
avevi.Proprio come le moto vere.
Ed io mi svegliavo la
notte e correvo nella
rimessa a vedere che
fossi sempre lì.
Avevo paura per te.
Avevo paura di tutto.
Ma quando correvamo
verso il fiume,
sulle curve della
statale,
mi sentivo grande.
Io non avevo più paura.
Il contachilometri
segnava gli ottanta.
Le tue ruotine sottili
giravano.
Velocissime.
I raggi brillavano
nella luce.
E come era bello.
E come stavamo bene
insieme.
Per ore a guardare il
fiume che scorreva calmo.
E la vernice si
scaldava al sole del tramonto.
La luce debole del tuo
piccolo fanale illuminava
l'asfalto della notte.
Tornavamo a casa
dolcemente.
Io ti pulivo un pò,prima
di lasciarti sul cavalletto.
Con un sospiro chiedevo
che venisse presto domani.
-------------------------------------
Testo di una pubblicità
HD - Carlo Talamo
C'e' una motocicletta
che se ne frega delle mode.
E dagli altri non ha
copiato niente.
E' in giro da
cent'anni.
Ma non e' cambiata
cento volte.
Ha due cilindri e un
carburatore.
E poche valvole e pochi
pezzi.
Per restare una
motocicletta.
Per durare nel tempo.
C'e' un motore che
vibra e vive.
Che e' vero.
Che non divide nulla
con la tecnologia spaziale.
C'e ancora qualcuno che
misura la leggenda in secoli.
E non in secondi.
C'e' un sistema di
essere felici a 30 all'ora.
C'e un modo di andare
in motocicletta senza sfidare il mondo intero.
Ci sono spazi che vale
la pena ancora di vedere al rallentatore.
Senza record
casello-casello.
Senza
duecentosettantaallora.
Senza spaccare una
gomma in mille kilometri.
c'e una motocicletta
che non battera' limiti di accelerazione.
Che ha sconfitto tutti
gli attacchi.
Una motocicletta tanto
imitata.
Che e' rimasta se
stessa.
Che ha superato le
mode.
Andando per la sua
strada con dignita'.
Una motocicletta che
puo' girare senza il nome sul serbatoio.
E senza essere
scambiata con qualcun 'altro.
Sono ancora in giro per
il mondo e per l'Italia,
quelle belle
motociclette semplici,sane,robuste.
Figlie del cuore,non
del computer.
Quelle motociclette
alle quali voglio bene.
-------------------------------------
Quando ero piccolissimo volevo essere libero.Dagli ordini.
Dai gridolini della
nonna.Dal pasticcio di carne della domenica.
Io ho sempre voluto
essere libero.La libertà è una cosa che non c'è sempre.
Non c'è per sempre.
Ma quando sta con te ti
fa respirare bene.Ti fa stare tranquillo ma eccitato.
Ti fa stare forte e
pero' buono.
Come una giornata in
campagna a pescare le rane.Come una serata davanti all tv quando i genitori sono
fuori.
La libertà non la puoi
mica toccare.O spiegare.Neppure regalarla.
La puoi soltanto
aspettare.E riconoscere.E stare contento quando c'è.
Io, oggic he il tempo è
passato e la nonna è andata via,ogni tanto prendo la moto,la mia moto nera con
le cromature che sembrano specchi,e vado in giro.
E mi sento libero.
Vado piano.Guardo in
giro.Annuso i profumi ed il diesel del camion.
Cambio le marce e
cambio strada.
La motocicletta è la mia libertà.
------------------------------------
Succede molto
spesso che il mondo diventi scuro e le giornate di ferro.
Io me ne frego. Io c’ho
la moto.
Con le vibrazioni ci
sposto la dentiera a quella del quarto piano.
Io con la mia moto ci
vado a spasso e guardo quello che sta oltre la strada.
Mi piacciono le pecore
e molto le galline. I contadini nei campi.
E se vedo le margherite
tiro su forte col naso. Spesso non sento nulla. A volte mi aspiro un moscerino.
Quando ci sono le curve
guardo l’asfalto e le sue buche. Il suo colore.
E dopo sull’autostrada
mentre me ne torno a casa, mi allungo sulla sella e godo il suono di sto
motorone che gira basso e spinge forte.
Come quando mio padre
mi prendeva a calci nel culo.
Il mondo è dolce
stasera.
MOTOCICLISTI - STRANA MERAVIGLIOSA GENTE
Eccomi
qui... alle 4 di notte in ufficio.. di nuovo... da solo con i miei pensieri, la
mia musica e il mio lavoro...
Stanotte son stato a cena da Amici... Motociclisti... in compagnia di un Piccola
Peste tanto grande dentro quanto ermetica fuori (ma queste è un'altra storia...
una storia che lentamente si stà scrivendo da sola quindi lascio che quella
piuma vaghi da sola libera di tracciare il suo delicato tratto fin dove ne avrà
voglia...) e un altra ragazza non Motociclista...
Serata piacevole come tutte quelle che passo in compagnia di questo gruppetto
che si è formato spontaneamente intorno a quel fantastico oggetto inanimato
capace di catalizzare una passione così impalpabile in fiumi di emozioni..
Verso fine cena il discorso è volato sulle nostre disavventure, i nostri
piccoli, più o meno cruenti, incontri con quel nastro d'asfalto che tanto amiamo
quando planiamo bassi e veloci e odiamo quando ci ricorda che esiste un
limite... e che è stato passato giusto un istante fa...
Son volate tante risate mentre c'era chi narrava di escursioni speleologiche,
incursioni sotto a macchine, curve fantasiose e analisi accurate di carrozzerie
più o meno resistenti agli impatti con il corpo umano... una specie di "diario
della calma zen post-impatto del motociclista"... anche se in quei momenti
nessuno si dimentica del dolore, della paura, della rabbia e dei mille pensieri
che si riversano dentro in quel lasso di tempo infinitesimale che ci separa
dall'impatto contro qualcosa che ci auguriamo più morbido di noi... ma non è
quasi mai così... e fa male.. Cristo se fa male...
La serata è proseguita con le visioni delle foto dei momenti passati,
dell'estate scorsa, dei raduni più o meno vicini e la proiezione del filmato del
raduno di Foligno con tutto quello che ne è nato...
Guardavo la Piccola Peste mentre guardava il filmato... silenziosa...
Guardavo i suoi occhi... mentre lei guardava le cifre del tachimetro, gli angoli
di piega cosi assurdi per chi non è avvezzo a vivere la vita ad inclinazioni
variabili, le accellerazioni da mozzare il respiro... guardavo la sua paura
celata nel poter perdere qualcuno a cui, piano piano, magari comincia a tenere a
cuore...
In questi giorni, inaspettatamente, Ella si è immersa in questa vita dominata da
questa passione così inspiegabile ed incomprensibile per chi non ama bagnarsi di
vento... ha conosciuto la gioia dell'essere un gruppo di persone così diverse ma
così uguali... il dolore del ricordo di chi non piega più insieme a noi su
questa terra... e la consapevolezza della presenza costante di una variabile che
porta la vita a potersi spegnere da un momento all'altro...
E' difficile comprendere...
Per Lei è assurdo essere consapevoli di tanto pericolo e salire in sella ogni
giorno sfidando la Nera Signora incuranti dei suoi sguardi... sperando che la
sua pazienza non sia ancora finita e che ci lasci giocare ancora un pò con i
nostri draghi di fuoco e metallo...
Assurdo... si lo è... per Lei lo è eccome e la posso capire... ma vi è un errore
di fondo...
Qui nessuno sfida quel nero mantello, nessuno balla sulla lama di
quell'impietosa falce... anzi... la nostra consapevolezza ci porta solo ad
essere preparati e cxonsapevoli più di altri che questa vita, prima o poi,
finirà... tutti ci auguriamo che sia in vecchiaia mentre guardiamo i nostri
nipotini crescere e sbucciarsi le ginocchia con le minimoto... ma non è detto..
non è scritto...
Penso a noi mentre ci vestiamo per andare a lavorare, al bar, a prendere un
gelato al lago o semplicemente a comprare il giornale dietro casa... penso a noi
mentre indossiamo gusci semirigidi in plastica e leghe varie sulla schiena,
mentre indossimao giacche tecniche con protezioni omologate cee e testate dai
piloti, mentre ci facciamo scivolare addosso quella pesante pelle o multistrato
in cordura che ormai odora di traffico e smog, mentre ci caliamo sul capo caschi
in fibre varie testati per resistere ad impatti inimmaginabili e calziamo guanti
che anni fa non avrebbero sfigurato in un torneo medievale... eppur nemmeno così
bardati ci sentiamo al sicuro... nemmeno così vestiti ci sentiamo invincibili...
Poi penso al classico automobilista che esce di casa, sale in macchina e, senza
nemmeno degnarsi di guardare la cintura di sicurezza, s'immette in quella bolgia
infernale che non sfigurerebbe paragonato ad un girone dantesco ch'è il traffico
d'oggi confidando nella lamiera che lo circonda, quasi fosse uno scudo
impenetrabile... senza pensare nemmeno lontanamente che basta un impatto a
40km/h e la sua stupida e orgogliosa testolina passerebbe attraverso il
parabbrezza seguita dal resto del corpo... direttamente in braccio a quella
sinuosa figura nera ed incappucciata...
Ora chi è DAVVERO l'incoscente allora?
Quando è l'ora è l'ora... c'è poco da fare lì... lo vediamo intorno a noi... a
volte vicino.. a volte lontano... ma è così... ma chi tra i due sfida davvero lo
scintillio di quella falce?
Si dice che ogni volta che saliamo in sella ad i nostri destrieri insieme a noi
salgano pure angeli e diavoli... è vero...
Rappresentano quel dualismo che rende questo modo di vivere così denso di
emozioni che a volte il cuore pare voler saltar via dal petto e mettersi a
correre... ad urlare... diavoli che girano quel polso in maniera a volte così
irrazionale e violenta che lo skizzo di adrenalina ti arriva diritto al cervello
senza passare dal via lasciandoti i tremori per lunghissimi interminabili
minuti... che ti spingono a piegare quel tanto che basta da far diventare
bianche le mani e diventare tutt'uno con la nostra passione... la nostra vita...
tanto da pensare di averlo sfiorato quel limite... di aver scosso quel mantello
con il nostro passaggio radente... e angeli che portano il volto e la voce di
chi non è più con noi... dei nostri affetti... delle nostre paure ed esperienze
costruite sulle nostra ossa rotte... angeli che ti accarezzano quel polso che
torna a colorarsi e lascia andare la manetta quel tanto che basta per godere
senza infastidire quel mantello che fino ad un secondo fa avremmo strappato
urlando per lo spostamento d'aria per vedere s'è veramente così bella e sinuosa
questa mitologia creatura perennemente celata dall'ombra della paura...
Pazzi? A volte forse... ma gli anni.. i kilometri e quelle risate che non
sentiremo più ci fanno crescere più di quasiasi schiaffo o cinghiata presa in
gioventù... eppure "gli altri" non ci capiscono... esser Motociclisti è
pericoloso... si muore... ma chi ve lo fa fare?
Poi ci trovate i WeekEnd in quache strada di campagna sperduta tra i monti...
seduti su un muretto con la sigaretta che si consuma lenta all'angolo delle
labbra... con lo sguardo perso all'orizzonte e una mano che inconsciamente segue
le sinuose linee del serbatoio o dell'affilato cupolino... colorati come
farfalle... bardati come antichi cavalieri... da soli o in sfavillanti sfilate
di scintille e riflessi... con il saluto sempre pronto anche se chi incroci non
l'hai mai visto e mai più lo rivedrai...
Poi ci vedete seduti intorno ad un tavolo di trattoria o stesi su un prato
vicino ad un lago.. con le nostre belle in vista.. rigorosamente in vista... che
facciamo baldoria e ridiamo e mangiamo e beviamo tra noi come se fossimo nati
tutti lo stresso giorno, dallo stesso grembo... tutti delle medesima classe
socialie, estrazione e famiglia... ma come potreste credere che magari ci si è
semplicemente trovati sulla stessa strada senza essersi mai visti o parlati
prima? Ci crederebbero? Mai...
...ma in moto si muore... è vero... capita... ma quanta Vita è capace di
regalarci questa passione?
Il papà di uno di noi che ora non c'è più... il papà di un Angelo con il #24 sul
cupolino e nel cuore ci ha definiti così:
"...Mi aveva tanto parlato di voi, ma a dire il vero non lo avevo mai ascoltato
più di tanto, ma essendo un gran "capoccione" me li ha voluti far conoscere uno
ad uno,questi ragazzi e ragazze meravigliose da abbracciare e baciare come figli
propri,immersi in quelle loro tute di pelle, con i loro tatuaggi, con i loro
caschi da i colori sgargianti, tutti veri DURI! Gente che su strada non abbassa
mai lo sguardo,ma provate ad alzare loro quelle visiere scure da marziani e
troverete occhi splendidi, puliti, gonfi di quelle lacrime vere in cui puoi
annegare ed arrivare fino in fondo alla loro anima per vedere com'è
candida,occhi che solo la gioventù più sana può avere. Provate poi a togliergli
quelle tute e troverete al loro interno dei bambinoni innamorati della
vita,delle scorribande,dei week end a bistecche e salsicce, ma ancora tanto
bisognosi di un padre o di una madre che li prenda per mano quando la sorte
inizia a giocare così duro...."
...si, è vero.. in moto si muore, capita... può capitare ad ognuno di noi... ci
si fa male... tanto male... ma quanta vita si trasforma in ricordi bellissimi,
in attimi eterni, in risate così fragorore da far tornare il sole anche in una
fredda e piovosa giornata di novembre?
Parlate con ognuno di noi... fatevi raccontare un giro, un aneddoto, una
curva... e perdetevi in quello sguardo che comincia a scintillare come quello di
un bimbo che scopre la vita per la prima volta... nelle risate... nel sorriso
che, spontaneo, stira gli angoli del viso e distende la fronte...
Parlate con ognuno di noi... e chiedetegli cosa sarebbe di lui se un giorno
dovesse rinunciare a questa passione... e preparatevi a sentire l'urlo del
silenzio... e a vedere quello sguardo di bimbo diventare lo sguardo di un
marinaio costretto a vivere a terra con il mare in vista... di un pilota che
guarda il cielo ancorato a terra...
Già.. in moto si muore... ma ora credete di poterci capire? Io non credo... non
ancora...
Chiedete allora di portarvi ad un raduno, ad una scampagnata... bagnatevi di
pioggia scrosciante che vi penetra fino alla biancheria intima.. che vi entra
nelle ossa... lasciate che il freddo vi punga fino a farvi lacrimare... lasciate
che il sole tenti di liquefarvi mentre indossate limmancabile giacca tecnica...
o semplicemente provate a chiedergli di fermarsi così, senza nessun motivo
apparente x strada accostandosi al ciglio per stupirvi di quanti (automobilisti)
non vi degneranno di uno sguardo e quanti (motociclisti) si fermeranno per
offrirvi aiuto, compagnia, un semplice passaggio al più vicino distributore
anche se esso si trovi a svariati km o un posto nel proprio box per la moto e un
pasto caldo per voi mentre aspettate i soccorsi...
..fatelo e allora, solo allora arriverete a sfiorare l'essenza di essere
Motociclista...
In moto si muore, è vero... ma non esiste modo migliore per vivere il tempo che
ci è concesso... e se ancora non lo avete capito beh.. lasciate perdere, non lo
capirete mai... ma se un domani mentre andrete a mare con la vostra famiglia
automobilisticamente corretta dovesse sopraggiungere uno di Noi e vedreste
vostro figlio girarsi di scatto e salutare sbracciando come un pazzo rinunciate
a capire anche lui... lui che nella sua incoscenza vede in Noi quella scintilla
che voi non siete stati capaci di scorgere... e se vedere il Motociclista
ricambiare il saluto... beh... non c'è nulla di strano sapete? Tra Angeli in
terra ci si saluta sempre... ma questo, chi ha perso le ali, non lo ricorda...
Motociclisti... strana, meravigliosa gente...
....fiero di essere motociclista!
Avete presente quel sole di Giugno, con quell’aria strana, più
dolce e delicata delle altre mattine d’estate, quelle che quando ti svegli dici:
“oggi voglio vivere solo per me”; ecco immaginate una di quelle giornate,
pensate ora di scendere le scale di casa e di aprire il portone, fare uno di
quei respiri, uno di quelli che raramente fate, quelli che vi riempiono di pace,
scendere la corta discesa che porta al vostro garage, inserire la chiave nella
serratura di quel mitico nirvana e vederla lì, che si è appena svegliata
sentendo i vostri passi sommessi e cauti, e una musica cominciare in testa, una
di quelle musiche che non sapete se avete mai sentito o se esista, ma che avrete
la certezza, diverrà colonna sonora della vostra vita.
Teneramente la afferrate e con altrettanta dolce premura, la portate alla luce
di quel magnifico mattino che vi si pone innanzi.
Quasi avete paura di svegliarla del tutto, bruscamente e la lasciate lì, quanto
basta perchè anch’essa, compia quel respiro che avete compiuto voi, tanto basta
perchè senta anche lei la musica che state sentendo voi, abbastanza a lungo
perché riviva le stesse medesime sensazioni che voi avete vissuto, dal momento
in cui avete aperto gli occhi quel mattino.
Rientrate nelle vostre vestigia di fiero cavaliere, mentre il corpo viene
pervaso da un brivido di eccitazione e paura, ma non ancora tale, non ancora
tanto grande, dominante, potente, come pocanzi sta per cogliervi.
La chiave gira tremolante nella sua serratura, il suo cuore gelido e metallico
se pur tanto pieno di calore, ancora avvolto e imbrigliato dal torpore del
sonno, è iniettato del suo sangue, della sua linfa, del nocivo siero, per noi
umani, che le permette d’esser viva.
Con grande cautela e come foste insigniti di un grande onore militare, decidete
di montare sulla misteriosa creatura, a voi tanto familiare, con decisione
premete il piede su cambio e percorrete il breve tragitto, che vi separa dalla
pienezza della libertà, dietro voi lasciate il giaciglio ancora tiepido, in cui
entrambi eravate adagiati e lasciate che la brezza fresca, vi innondi il volto,
avvolto nell’elmo, che porta ancora i segni di mille battaglie.
Il manto grigio, ora scivola sotto i vostri piedi, state galoppando verso quello
che solo voi deciderete di vivere, siete liberi, siete pieni di vita, siete
pronti a una nuova battaglia.
Siete solo voi e la vostra motocicletta.
E ci vedrete - LIX - z-italia
passiamo rapidi ma
per nulla furtivi, ci piace farci annunciare
come animali in branco attraversiamo valli, colli e valichi, per poi buttarci in
costa
la strada e il nostro terreno di caccia e il panorama un giusto contorno
siamo tanti e tutti diversi
ci potete trovare fermi in rettilineo a discutere delle curve appena fatte o
seduti ad un tavolo parlando di portate e vini appena gustati
alcuni di noi li trovate seduti su di un muretto, grandi farfalle di mille
colori
ma siamo sempre noi, nei nostri mille e uno modi di manifestarci
facciamo parte di gruppi, team, squadre ma siamo una sola grande famiglia
numerosi che non ci conosciamo, ma ad un cenno della mano rispondiamo
non importano colori, luoghi e andature, siamo sempre noi
motociclisti
GOLIARDATE E DETTI VARI
Il regolamento del vero motociclista da Bar
(la legge dell'Ardito)
Il Vero motociclista da Bar" è colui che, pur possedendo una moto non la utilizza, e quando lo fà cerca di farlo per il minor tempo possibile.
1- Il "Vero motociclista da Bar" ha altre cose per la testa che vengono prima della moto, nell'ordine di importanza le prime 3 sono:
a- Le donne,
b- La birra (o il vino),
c- Il cibo.
2- Se il "Vero motociclista da Bar" organizza un motoraduno deve poi presentarsi rigorosamente in macchina.
3- La proporzione dei Km percorsi in macchina/moto deve sempre assolutamente essere superiore a 20/1.
4- Nel caso in cui il "Vero motociclista da Bar" fosse un accanito frequentatore di piste, deve presentarsi col carrello o col furgone, ed in caso di troppa gente o condizioni meteo dubbie non scaricare nemmeno la moto ma andare direttamente a cercare un buon ristorante.
5- Nel drammatico caso in cui il "Vero motociclista da Bar" si trovasse in pista e ci fossero tutte le condizioni per girare, deve andare molto molto piano in circuito, e deve altresì essere in pole position all'apertura del Bar che solitamente c'è nel paddock.
6- Quando il "Vero motociclista da Bar" è un appassionato di Enduro deve sfoggiare la moto sempre linda e pulita onde dimostrare che lui il fuoristrada non l'ha mai fatto e mai lo farà'.
7- Il "Vero motociclista da Bar" deve schifare e boicottare tutti i motociclisti che fanno più di 20mila Km all'anno.
8- Il "Vero motociclista da Bar" si dimostra tale quando i gommisti non lo ricordano nemmeno per sentito dire.
9- È regola d'oro per il "Vero motociclista da Bar" aver bisogno di fare il tagliando solo quando l'olio raggiunge la data di scadenza.
10- Il "Vero motociclista da Bar" che aspiri a vincere l'annuale premio "Shuri-Bar" deve fare il pieno ogni 6 mesi.
11- Il mito per il "Vero motociclista da Bar" è cambiare per usura almeno 3 cavalletti laterali nell'arco di 5 anni.
12- Il "Vero motociclista da Bar" deve possedere una moto potente e modernissima che và ben al di là delle sue limitate capacità di guida onde avere la fama di uno che và forte.
13- Il "Vero motociclista da Bar" deve saper ordinare una birra media guardando negli occhi il Barman.
14- Il "Vero motociclista da Bar" quando è in compagnia, deve essere il primo a parcheggiare la moto facendosi imbottigliare paurosamente, perchè egli già sà che sarà l'ultimo ad andarsene dal Bar.
15- Nel malaugurato caso in cui la conversazioni si sviluppasse attorno alle motociclette, il "Vero motociclista da Bar" deve avere l'accortezza di spostarla su argomenti più edificanti quali le tecniche di riproduzione umana, le birre d'abbazzia o gli spiedini di pesce.
16- Il "Vero motociclista da Bar" deve essere di un'ignoranza abissale per quanto riguarda la tecnica e la meccanica.
17- Il "Vero motociclista da Bar" deve possedere ginocchiere limate da qualcun'altro per esibirle (con discrezione) agli amici al Bar.
18- Il "Vero motociclista da Bar" non deve sapere quanti ottani ci sono nella Super ma deve saper distinguere al primo assaggio una Heninek da una Stella Artois.
19- La proporzione litri di birra/Km percorsi per partecipare ad un raduno non deve mai scendere sotto al 1/20.
20- Il "Vero motociclista da Bar" deve sempre scegliere la via più breve, veloce e dritta per arrivare a destinazione.
21- Il "Vero motociclista da Bar" deve pensare prima a dove berrà la prossima birra e poi a dove farà benzina.
22- Il "Vero motociclista da Bar" deve sapere con certezza che smetteranno prima di fare delle moto che delle birre.
23- Il "Vero motociclista da Bar" si può fermare in compagnia per guardare la corsa in TV, ma solo se è una scusa per bere qualche birra.
24- Il "Vero motociclista da Bar" se ha sete non deve accelerare per arrivare prima, deve bensì fermarsi immediatamente e cercare un Bar.
25- Se il "Vero motociclista da Bar" possiede una moto che può essere equipaggiata con borse laterali, deve provvedere a riempirle di bottiglie di birra.
26- Alla domanda "quanto fai con un pieno" il "Vero motociclista da Bar" deve rispondere in termini di litri di birra prima di essere in cassa totale.
27- Il "Vero motociclista da Bar" deve sostenere che la birra è più importante della benzina perchè costa 5 volte tanto.
28- Quando ha fatto la cassa in Bar, il "Vero motociclista da Bar" deve uscire dal locale cercando la macchina e non la moto.
29- Pur di non fare le vacanze in moto, il "Vero motociclista da Bar" prende le ferie d'inverno.
30- Nel caso in cui il "Vero motociclista da Bar" sia costretto a fare le vacanza in moto, deve cercare un posto il più vicino possibile e stringere immediatamente fraterna amicizia coi baristi locali.
31- L'unica cosa che può distogliere il "Vero motociclista da Bar" dalla sua Santissima birra è una proposta tecnico-riproduttiva del/della partner.
32- È concesso al "Vero motociclista da Bar" di avere, durante l'inverno, qualche crisi di astinenza da moto, ma mai da birra.
33- Durante i raduni, il "Vero motociclista da Bar" se ne sbatte le palle del giro della mattina dopo e resta a fare la cassa ad oltranza.
34- Il "Vero motociclista da Bar" è oltremodo riluttante ad alzarsi prima di mezzogiorno per uscire in moto.
35- Il "Vero motociclista da Bar" non concepisce l'idea di mangiare un panino ma esige una mangiata sovrumana.
36- La proporzione ore in moto/ore a tavola nell'arco del week end non deve mai scendere sotto al 1/2.
37- Il "Vero motociclista da Bar" non può possedere una Harley Davidson perchè è troppo ovvio e facile lasciarla parcheggiata per delle giornate davanti al Bar.
38- Il "Vero motociclista da Bar" può postare su IHM report di giri immaginari mentre in realtà è rimasto tutto il giorno sul divano con la birra in mano.
39- Il "Vero motociclista da Bar" deve negare ad oltranza che conosce, seppur di vista, Garavaglia o Casartelli, che, per inciso, ne rappresentano l'antitesi.
40- Il "Vero motociclista da Bar" quando è in cassa, cioè spesso, affida la moto ad un amico e si fà portare a casa in macchina.
41- Il "Vero motociclista da Bar" non si sogna nemmeno di uscire al Sabato sera in moto.
42- Il "Vero motociclista da Bar" dovendo scegliere fra un giro in moto ed una partita col computer, prende la macchina e và in bar a farsi una birra.
43- Il "Vero motociclista da Bar" non deve aver paura dell'etilometro perche ' sà che lo potrebbe far saltare in aria.
44- Durante i rarissimi giri invernali, il "Vero motociclista da Bar" è sempre equipaggiato con cordiali o mignon di liquori vari.
45- Il "Vero motociclista da Bar" deve pensare al suo fegato come al carburatore della sua moto.
46- L'unico caso nel quale il "Vero motociclista da Bar" non partecipa ad un cassa-raduno è per fare la cassa con altri amici percorrendo meno strada.
47- Il "Vero motociclista da Bar" non si approfitta di Spidi e non lo fà ubriacare solo per fargli battere il record di sboccate.
48- Il "Vero motociclista da Bar" quando và a mangiare la pizza, prima che gli venga portata la sua pizza deve già aver seccato la prima birra media.
49- Il "Vero motociclista da Bar" rimane un essere civile e pensante anche quando fà la cassa e non ruba le palline degli alberi di natale.
50- Il "Vero motociclista da Bar" non accampa scuse stupide per non andare in moto con gli amici, dichiara semplicemente che preferisce restare in bar a bere una birra.
51- Nel caso in cui si mettesse a piovere durante un tragitto in moto, il "Vero motociclista da Bar" si ferma immediatamente al primo bar che trova.
52- È escluso che il "Vero motociclista da Bar" esca in moto se piove, egli prenderà la macchina ed andrà in bar a farsi una birra aspettando che smetta.
53- Nel momento in cui smette di piovere, il "Vero motociclista da Bar" si farà un'altra birra aspettando che la strada si asciughi.
54- Il "Vero motociclista da Bar" non si farà mai beffe dei tedeschi che girano con moto di 30 anni che perdono i pezzi, perchè già sà che se per caso li ri-incontrerà in una birreria saranno cazzi acidi.
55- Il "Vero motociclista da Bar" non riconosce una moto vedendola passare, ma conosce per nome tutte le bottiglie che stanno dietro al bancone del bar. 56- Il "Vero motociclista da Bar" quando fà benzina pensa a quante birre medie stà rinunciando.
57- Da ciò discende che il "Vero motociclista da Bar" và molto piano cercando di consumare meno benzina possibile, perchè essa toglie sostanza ai fondi destinati alle birre.
58- Quando riceve ospiti, il "Vero motociclita da Bar" non dichiara quale sarà la meta del giro di domani, bensì propone diverse birrerie nelle quali fare la cassa la sera stessa.
59- Il "Vero motociclista da Bar", nel caso in cui fosse membro dello Spidi Fan Club, ostenta con orgoglio la sua tessera agli amici bevendo una birra.
60- Nel caso in cui il "Vero motociclista da Bar" non sia membro dello Spidi Fan Club, cercherà di essere sufficientemente alcolizzato da essere degno della member-card.
61- Se il "Vero motociclista da Bar" si trova di fronte <Roberto B. - Lo straniero> deve sapere con chi ha a che fare.
62- Quando il "Vero motociclista da Bar" arriva in moto davanti al bar e gli viene chiesto "dove sei stato" deve rispondere di getto "a bere".
63- Se il "Vero motociclista da Bar" stà andando via dal bar e qualcuno gli dice "beviamo una birra assieme?", prima dell'ultima sillaba si deve già essere tolto il casco.
64- L'idolo del "Vero motociclista da Bar" non è Schwantz o chi per lui, è colui che gli paga le birre in bar.
65- Il "Vero motociclista da Bar" sa perfettamente che è molto più rischioso andare in giro in moto che non stare seduto in bar a bere una birra.
66- Il "Vero motociclista da Bar" dopo che ha bevuto rutta come un ciclope dentro al casco mentre è fermo agli incroci e poi fà l'indifferente.
67- Il "Vero motociclista da Bar" prima di morire asfissiato si ricorda che ogni tanto il casco va lavato fuori e dentro.
68- Il "Vero motociclista da Bar" possiede una tuta pratica e molto comoda perchè sà che potrebbe avere problemi vista la diureticità della birra.
69- Il "Vero motociclista da Bar" ha conquistato nel tempo un parcheggio preferenziale davanti al bar.
70- Il "Vero motociclista da Bar" si ricorda di parcheggiare la moto fuori dai piedi e col bloccasterzo quando và in bar, perchè sà che per molto tempo la moto starà ferma lì.
"Con la mia Honda piego cosi tanto
che l'ala, sul serbatoio, perde le piume dalla pauraaaaaaaaa!"
Con la mia Guzzi piego cosi tanto che l'aquila, sul serbatoio, chiude le ali dallo spavento"
"Freno tanto forte che la mia ombra mi tampona"
"Sono cresciuto a moto e asfalto!"
LA ZAVORRA
La
zavorra alla prima esperienza presenta solitamente
queste "apprezzabili" caratteristiche:
1) si presenta vestita modalita' "cipolla" con 17 strati di
materiali vari tanto che la michelin ti sponsorizza il viaggio!
2)(se avverte)appena sale in sella riesce contemporaneamente a
slogarti la spalla e a
rigarti la sella con lo stivale
antinfortunistico in
suola d'acciaio
2bis) (se non avverte)
si avventa in sella mentre tu ti stai
infilando i guanti e
hai un piede sulla pedalina e contemporaneamente
ti sloga la spalla, ti
riga la sella, ti lesiona i legamenti della
gamba che cerca di
riaddrizzare la moto.
3)appena parti
comincia a sistemarsi tutto l'abbigliamento
smanaccando e
spostandosi continuamente tanto che la stradale ti vede
ondeggiare e ti
accompagna all'etilometro
4)alla prima curva si
sposta inesorabilmente dalla parte opposta
costringendoti a
strusciare l'orecchio in terra per controbilanciare
l'improvviso
contrappeso e ti apostrofa "se fai il matto scendo"
5)dopo 3 km accusa il
primo cedimento alla vescica.
6)ti segnala
automaticamente ogni cambiata colpendoti con il casco
7)ti costringe a
sedere in 2 cm quadrati di sella opprimendoti
comunque in ogni
frenata "ma non puoi andare piu' piano?"
8)dopo 7 km secondo
cedimento vescicale
9)alla tredicesima
bicicletta che ti sorpassa esordisce " ma come mai
vanno tutti piu'
veloci di noi?"
10)dopo 10 km iniziano
i dolori al dolce fondoschiena
11)quando ti fermi a
mangiare o a prendere un caffe' non si toglie
neanche mezzo strato
di vestiario "sto' bene cosi"
12)dopo 15 km inizia a
sentire freddo ai piedi
13)dopo 30 km "tra un
po' comincia a fare buio sara' meglio rientrare"
14)all'arrivo scende
di sella e ti stacca definitivamente i legamenti
della spalla
squarciando (sempre contemporaneamente) finalmente la
sella
15) ti lascia dicendo
"be', come primo viaggio non ti puoi lamentare
eh, voglio vedere
quante si sono comportate meglio di me"
torni verso casa
pensando che oggi hai fatto 50 km in 12 ore e 50
minuti e non stai a
calcolare la media tenuta mentre le candele
ormai piombate
stentano a fare il loro dovere.
ma.....................
poi ti chiama e dice
che si e' divertita un casino e non vede l'ora
di fare un'altro
viaggio, magari piu' corto tanto per fare piu'
esperienza,e tu
sorridi contento mentre con il nastro americano
rattoppi la sella.
"Leggi Di Murphy adattate al bi-gommato"
Se vedi una macchina
che si ferma come per farti passare, guida come se
dovesse ripartire all'improvviso e tagliarti la strada. Prima o
poi qualcuna
lo fara'.
Se sorpassi un autobus fermo alla fermata, guida come se un
pedone dovesse
sbucare all'improvviso
da dietro il suo muso. Prima o poi qualcuno lo fara'.
Se passi tra due file
di macchine in coda, guida come se una qualsiasi
portiera dovesse
aprirsi all'improvviso. Prima o poi succedera'.
Se affronti una curva
e non hai piena visibilita', guida come se dovessi
trovare una macchina parcheggiata in seconda fila subito dopo la
curva.
Prima o poi la troverai.
Postate da gaz 650 su z.italia
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Pasolini in una intervista con Biagi: "essere coraggiosi non significa non avere paura, ma avere paura di qualcosa e farla lo stesso."
Walter Villa : ognuno di noi nasce con un tot di carburante nel serbatoio di cui non conosciamo la quantità. A qualcuno è stato fatto il pieno,altri ne hanno metà,altri nascono che sono gia in riserva. L'unica è tirare come niente fosse e quando poi sentirai che il carburatore si svuota improvvisamente, è il tuo momento. L'importante è non essere andato a passo di lumaca tutta la vita per timore di questo momento!
|
Definizione di
motociclista :
Essere umano masochista che decide in piena autonomia di sfidare le intemperie e
gli automobilisti munito solo di un mezzo a due ruote dotato di motore a
combustione interna e cambio rigorosamente meccanico ad azionamento manuale.
Non viene fatta alcuna discriminazione sul tipo di funzionamento (2 o 4 tempi),
cilindrata, frazionamento, numero di rapporti oppure tipologia di utilizzo del
veicolo.
La Rabbia:
quella che ti scorre nelle vene quella che grida tra il frastuono di 100 cavalli
lanciati al galoppo
Ad ogni chilometro Sbraita, Impreca, Urla, Parla, Sussurra Scompare...
Veder correre i palazzi, le luci, le case, i prati e i campi
poi piu' nulla; solo tu, la TUA MOTO e la strada
Una lama luminosa che taglia il buio della notte…
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L'emozione di infilarsi il casco,
il brivido delle vibrazioni del motore,
le migliaia di emozioni che si provano guidando...
A dispetto di tutto ciò di pericoloso che ci dicono ci sia, è questa la vita che
voglio!!
"L'anima del biker è qualcosa che ti porti dentro,
che ti si legge negli occhi
..e cattura il tuo sguardo ad ogni moto che passa..."
|
La velocità? è quando pensi di essere in un punto e invece vai così veloce che nel momento stesso in cui lo pensi sei già 300 metri più avanti..........
E' pericoloso, sempre. E' veloce, se vuoi. Ma come ricompensa ogni volta c'è la libertà, se ne sei capace! Non credo esistano momenti di assoluta certezza nella vita, tutto inizia e tutto finisce. L'importante è coglierne l'attimo!!!
.....non esistono emozioni più belle di quelle che solo la moto ti può regalare.....
Sono 2 le cose belle della vita ... 1 ha 2 ruote
Aspetto che il panico cresca; quando la paura si trasforma in visioni celestiali; inizio a staccare....(Kevin Schwantz)
"Noi
motociclisti ci sentiamo in fondo al
cuore la vera nobiltà della strada
Gli ultimi cavalieri erranti discriminati per la loro scelta
Che va in senso opposto alla omologazione generale
Che esalta quella virtù suprema che è l’individualismo"
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«Il Buddha, il Divino, dimora nel circuito di un calcolatore o negli ingranaggi del cambio di una moto con lo stesso agio che in cima a una montagna o nei petali di un fiore».
Non è vero
che non si possa vivere senza una moto. E’ vero soltanto che senza una moto non
si può aver vissuto.
La motocicletta è il giocattolo degli adulti.
Le donne e le motociclette vogliono apparire vestite ed essere guardate
svestite.
Perchè va in moto certa gente? Perchè non ha abbastanza carattere per non
andarci.
In motocicletta può capitare che ci voglia più coraggio e temperamento per
sorpassare un carrettiere che una Ferrari
Ben
Bostrom:
"when i'm riding i'm livin', all the rest is just waitin'!"
(quando guido sto vivendo, il resto è solo attesa)
“io canto
nelle corse, senza parole, ma canto: la corsa è un ballo, e se io mi canto una
canzone, un ritmo, posso andare più forte”
La motocicletta non ama essere protetta se non da chi allo stesso tempo è un
pericolo.
Imbriglia la tua passione, ma guardati dall’allentare le redini della tua
ragione.
|
I have no friend at 200Mph/h
Those who risk nothing do nothing, became nothing, achieve nothing. (David
Jefferies)
Umberto Rumiano: "le donne sono come le slick, quando ti mollano vai per terra"
Lucchinelli: " Il bello e' il piazzamento, il risultato. La coppa no, la coppa ti da anche noia, devi pulirla. Il risultato ce l'hai tu, dentro."
Per
controllare tutto quello che succede a gran velocità , nel tuo cervello deve
succedere piano"
(Jackie Stewart)
Rainey: non è difficile arrivare ad essere il numero uno, la difficoltà sta nel continuare ad essere il numero uno.
Se tutto è sotto controllo non stai andando abbastanza forte…
Ray Amm
(manico anni 50 morto a Imola), soprannominato dai tedeschi "angelo della
morte":
se entrando in curva non hai la sensazione di cadere, vuol dire che stai andando
piano!
Burt Monroe : "Si vive di + 5 minuti al massimo su questa moto come questa di quanto non faccia certa gente in una vita intera"
Stefano Benni: In curva piegava così tanto che il problema non erano i moscerini, ma i lombrichi.
W. Villa: le gare della 250 sono talmente combattute che se ti scappa da starnutire ti passano in 12
Dave Aldana: Cadere a 200 all'ora è come trovarsi dentro a una gigantesca lavatrice, programma centrifuga.
Valentino
Rossi: Solo se vinci puoi permetterti di fare il deficiente.
Roberto Locatelli: Gli avversari vanno ammazzati subito, finchè sono piccoli.
Valentino Rossi: Se ti innamori in pista vai più piano.
Loris Capirossi: Io non ho paura: quando sei morto sei morto e basta.
Al TT non conta sapere dove devi aprire il gas, ma dove devi chiuderlo..." (J. Dunlop) - The King of the Mountain
""L'immensità dell'aria, la spaventosa concretezza dell'asfalto, il sublime
sapore della libertà e l'autentica illusione di guidare da solo una mandria di
100 e passa cavalli.
Questa è la vera essenza della moto.""
Postate da Lentolo su z.italia
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Many times i find myself in a comfortable position and I don’t
feel happy about it, It is an enormous desire to go further,to travel beyond my
own limits.
Ayrton Senna.